COMMENTO DI IRENE
<= Torna ai commenti

La città incantata

Quest’opera di Miyazaki è ben rappresentata dal suo titolo (‘Sen to Chihiro no kamikakushi’, ‘Il rapimento di Sen e Chihiro’, in inglese ‘Spirited Away’, ‘Rapita’). La si inizia a vedere rilassati, beandosi da subito delle bellissime immagini che la pellicola ci offre. Un trasloco (io stessa ne ho vissuti parecchi, e posso assicurarvi che è un’esperienza tremenda e destabilizzante), un marito e una moglie e la loro unica figlia, Chihiro (anch’io sono figlia unica, il che aiuta molto nell’immedesimazione). La ragazzina dapprima ci sembra capricciosa e infantile, ma poi impariamo a conoscerla, e la scopriamo saggia, sensibile e di quell’intelligenza viva propria dei bambini della sua età. La famigliola, perdendosi, giunge di fronte a quello che sembra un parco di divertimenti abbandonato e decide di entrarvi (malgrado il dissenso di Chihiro). Il ‘parco di divertimenti’ esteticamente è favoloso, sfumato di mistero. E’ a questo punto che il film inizia veramente a rapire: il palazzo prende vita, i genitori di Chihiro danno prova della loro ottusità (e di un certo materialismo, aggiungerei) mangiando come ingordi e facendosi così trasformare in maiali; entra in scena Haku, ragazzo fuggevole e misterioso, che mette in guardia Chihiro di un pericolo invisibile, mostrando di volerla proteggere (e non sappiamo perché) e fa il bellissimo gesto di soffiarsi sulla mano, non ditemi che non vi è rimasto impresso perché non ci credo. Tutto inizia a prendere ritmo. Da qui in poi é tutto un vorticare di immagini stupende, colpi di scena, personaggi stravaganti, che ci meravigliano come se avessimo ancora l’età della piccola protagonista. La storia ha tutto il fascino di una fiaba, ed il film è ottimamente realizzato in ogni sua parte, da quella visiva a quella dei dialoghi e delle musiche. E’ meno ‘concettuale’ delle altre opere di Miyazaki, ma non per questo insegna meno: Chihiro vince non perché dotata di qualche straordinaria qualità soprannaturale, ma perché è umana, capace di amare (la storia d’amore tra lei e l’amico Haku è di sublime tenerezza, mai melensa), è sensibile, agisce col cuore e con saggezza, riesce a farsi voler bene da tutti rimanendo sé stessa. Giudizio, coraggio, lealtà: queste sono le qualità citate nel trailer, ma lei mostra di averne anche tante altre (pur essendo, ad esempio, una frana nei lavori manuali, e dimostrando una certa ingenuità e timidezza). Chihiro è noi, o meglio, è come noi, dentro ognuno di noi: è la ragazzina che ci alberga dentro, non un Peter Pan che non vuole crescere,  ma il nostro lato tenero, dolce e fantasioso, che rimarrà sempre con noi (‘Itsumo Nando Demo’, ‘Per sempre con me’, come recita la splendida canzone dei titoli di coda). E anche gli altri splendidi personaggi hanno qualcosa di noi: Haku in primis, ma anche Kamaji, il gentile uomo-ragno che lavora alle caldaie, la sguattera Rin, la maga Yubaba (che finisce per starci simpatica, neanche in questo film c’è un ‘cattivo’), suo figlio Boh e sua sorella Zeniba, come lei ma di carattere diverso, il triste e solo Senza Volto, che alla fine riesce a trovare un impiego e degli amici, dimostrando ancora una volta come tutti possano trovare posto in questo mondo (mi ripeto). Inoltre, ‘Spirited Away’ è emotivamente coinvolgente (mi ha commosso tantissimo, specie durante la scena in cui viene rivelato il vero nome di Haku, mi sembrava quasi che le mie lacrime si confondessero a quelle versate da lei, che si libravano in aria) e poetico, profondo, intimo, e lascia un segno indelebile in chiunque l’abbia visto anche una volta soltanto.

E se ci fosse qualcuno (finora non ne conosco nessuno) che dicesse, o pensasse, di non averlo capito, potrei soltanto rispondergli: “E’ qualcosa che non riconosceresti: si chiama… amore”.

Irene