01. G3L0514
"Abbiamo un cliente!" esclamò Shinpachi, allegramente, entrando senza bussare
nell'appartamento di Gintoki.
Shinpachi Shimura era solo un povero ragazzo. Giovane moro con gli occhiali,
aspirava a diventare un samurai a tutti gli effetti e per questo seguiva Gintoki
che, oltre ad essere un vero samurai, aveva persino combattuto nella guerra
contro l'invasione aliena degli Amanto. Ovviamente oltre a seguirlo per
ideologia lavorava anche per lui, come tuttofare nel 'Yorozuya Gin-chan', un
nome un po' altisonante forse ma efficace.
No, in realtà non era efficace e Gintoki non lo pagava mai.
"Avete sentito? Un cliente!" continuò Shinpachi.
Il samurai si voltò stupefatto verso di lui, lasciando cadere il telecomando.
"Ma ora? Non posso," rispose subito.
Kagura, seduta sul divanetto rosso a mangiare riso e uova, fece spallucce al
nuovo arrivato, indicandogli il programma televisivo che il loro 'capo' stava
guardando.
"Le previsioni del tempo!" riconobbe subito Shinpachi. E sapeva bene quanto
Gintoki fosse affascinato dalla graziosa fanciulla delle previsioni del tempo.
"Non avete capito," continuò "abbiamo un cliente! Uno vero, che paga!"
"Possiamo comprare dei dolci?" domandò Gintoki incuriosito.
"Tu non puoi mangiare dolci."
Vi fu un attimo di silenzio.
"Allora niente," decise Gintoki, con aria offesa.
"Io posso mangiare dolci!" esclamò Kagura felice, come se se ne fosse appena
accorta.
Shinpachi si massaggiò le tempie. Doveva stare calmo, calmo e sarebbe andato
tutto bene. "Gin-san, lo dico per la tua salute."
L'altro lo ignorò, offeso ed avrebbe continuato a farlo se proprio in quel
momento il piccolo Sadaharu, il giovane cane bianco grande come un cavallo, non
avesse deciso di assaggiare Gintoki, scavalcando il tavolino con un balzo e
saltando addosso al samurai che, nel tentativo di salvarsi da un breve
dissanguamento, colpì con un calcio la televisione che si ruppe.
"Oh, che coincidenza," meditò Kagura, a bocca piena.
Kagura parlava sempre a bocca piena. Forse era il suo essere una temibile aliena
del clan Yato a renderla così vorace o forse era il bisogno di avere un
personaggio tipico mangione in un anime tipico, o quasi, sui samurai. Nessuno
l'aveva mai capito.
"Sadaharu, vieni!" lo chiamò Kagura ed il grosso cane bianco le ringhiò e le
saltò addosso.
Faceva sempre così, pensò Shinpachi sospirando, ed il bello era che Kagura
pensava che le volesse bene..
"Allora dicevi di un cliente. Shinpachi non ti distrarre, stiamo tentando di
lavorare qui," lo richiamò Gintoki, ora in piedi, con tono severo.
"Ah sì, ci è arrivata una busta questa mattina. Dentro vi erano seicento yen ed
una lettera. La lettera dice che quello è solo un acconto, avremo il resto dei
soldi a missione terminata."
"Ah-ah," lo interruppe interessato Gintoki, prendendo i soldi che Shinpachi
stava loro mostrando. "Sono quasi due volumi di Jump."
"Smettila di comprare quello stupido giornale per ragazzini!"
Kagura , dopo essersi liberata di Sadaharu, scavalcò il sofà e raggiunse i due
compagni: "Voglio comprarmi degli gnocchi di polipo," esclamò.
"La missione," tentò di continuare Shinpachi "Consiste nel," Ma Gintoki lo
interruppe nuovamente.
"Io sono sempre dell'idea che dovresti uscire con ricche anziane e rubare loro i
soldi."
"La missione," urlò questa volta Shinpachi "Consiste nel scattare foto
compromettenti di Hijikata-san."
Kagura e Gintoki lo guardarono perplessi: "Chi è Hijikata-san?"
A volte il giovane moro pensava che davvero in un'altra vita probabilmente era
stato un parricida per doversi meritare tutto questo.
"Come spiegarlo. Shinsengumi! Spada! Sigaretta! hai presente che in ogni manga
c'è un protagonista che ha un temibile rivale?"
Gli altri due annuirono.
"Ecco, lui è il tuo," concluse Shinpachi parlando direttamente con Gintoki.
Quello spalancò la bocca, sorpreso: "Ahhh, Hijikata! Non aggiungere san che mi
confondo. Sì sì, certo che lo conosco Hijikata."
Fu così che l'assennato megane chara* mostrò al resto dell'allegra compagnia la
lettera.
Il foglio era un anonimo pezzo di carta bianco e la calligrafia sembrava
femminile ma non era per nulla aggrazziata. Il loro nuovo cliente non si
presentava affatto ma chiedeva semplicemente allo Yorozuya ciò che voleva loro
facessero, promettendo una lauta ricompensa a lavoro ultimato. La firma diceva
solo: Una giovane yaoi fan**.
"E così dobbiamo fare delle foto in cui Hijikata è ghei," annuì Kagura.
"E' gay non ghei," la corresse Gintoki.
"E tu come fai a saperlo? Ghei e Gay si dicono allo stesso modo, non importa la
scrittura."
Shinpachi li guardò esterrefatto: "Come diamine fate a capire come scrivete le
parole se state parlando?!"
Kagura e Gintoki fecero spallucce e riportarono la loro attenzione sulla
missione.
"Come si fa a far sembrare qualcuno ghei?"
"Ecco, Shinpachi, sei contento? Ora, invece di uscire con vecchie e ricche donne
potrai uscire con un bel giovane ossessionato dalla mayonese," esclamò Gintoki,
sorridendo.
In quel momento qualcuno bussò alla loro porta. D'accordo, non era proprio il
loro appartamento. Kagura abitava lì da vera parassita e Shinpachi aveva una
casa in cui poteva vivere, ma stava con Gin-san la maggior parte del tempo.
Quello era solo l'appartamento di Gintoki, una casetta abbastanza ampia ma in
affitto.
"Aprite!"
Come volevasi dimostrare. In affitto. Ed alla porta, in quel momento, vi era
proprio Catherine, l'assistente di Otose-san, la proprietaria dell'appartamento.
"Se sei venuta per l'affitto, vattene oh donna malefica dalle orecchie da
gatto!" le urlò Kagura.
Gintoki osservò interessato la porta che rimbalzava sotto i colpi della poco
attraente donna-gatto. "Che idea, potremmo portare Catherine da Hijikata. Un
solo sguardo e lui sarà gay per tutta la vita."
"Io ho un'idea migliore," asserì Shinpachi.
"Entrando nello spirito con la vostra filosofia di vita," ed a questo punto li
guardò con aria severa "ho deciso che le mie energie personali sono troppo
scarse per passare le restanti sei ore a tentarvi di convincere di elaborare un
piano."
Il samurai e l'aliena annuirono con aria seria.
"Quindi, penso che si possa trovare un modo per far fare questo lavoro ad un
altro."
"Oh, Shinpachi! Sono così felice che tu sia tornato sulla retta via!" esclamò
Gintoki con lacrime di gioia.
"Tutti conoscete Okita." Il giovane moro non si degnò nemmeno di ascoltare il
suo 'maestro' "E tutti sapete quanto Okita desideri vedere Hijikata
bruciacchiato, tagliato a pezzi, ridotto alle sembianze di un ramarro,
avvelenato ed altre mille atrocità che lo portino ad un veloce licenziamento,
così che Okita possa divenire vice-comandante al suo posto."
Ancora teste che annuivano.
"Se noi convincessimo Okita che avere atteggiamenti omosessuali, negli
Shinsengumi, porti all'espulsione, bhè, lui ci potrebbe aiutare, visto che è
molto vicino ad Hijikata."
Kagura e Gintoki lo osservarono inorriditi.
"Il nostro Shinpachi è un omofobico," sussurrò Kagura nell'orecchio del samurai.
"Avete almeno ascoltato quello che ho detto?!" si lamentò il moro con gli
occhiali.
Dopo qualche altra incomprensione e dopo che Catherina si fu intrufolata in casa
creando un fuggi fuggi generale, lo Yorozuya Gin-chan decise, stranamente, di
seguire il consiglio di Shinpachi.
Fu facile trovare Okita Sougo. Era quel tizio che se ne andava in giro per la
città con un enorme bazooka ed una mascherina per il sonno.. strano che facesse
le due cose contemporaneamente.
La fortuna fu di trovarlo senza Hijikata attorno. Sia perchè Okita seguiva
sempre il proprio comandante per sfruttare la minima occasione e tagliarlo a
fette, sia perchè il comandante tendeva a tener sempre Okita d'occhio, seguendo
alla lettera il consiglio "Tieni gli amici vicini ma i nemici ancora più
vicini."
Al momento Okita se ne stava comodamente sdraiato su una panchina a dormire,
come spesso faceva durante il servizio.
Per svegliarlo dovettero farlo quasi ingoiare da Sadaharu. Che razza di persona
dal sonno assurdamente pesante..
"E così, il regolamento dice che se il vice-capitano è ghei allora sarà
licenziato?" domandò Okita, quando lo Yorouya ebbe finito di spiegargli la
situazione.
"Ma si dice gay!" insistette Shinpachi, inutilmente.
Fu semplice convincere Okita, anche perchè uno Shinsengumi come lui aveva gran
poco da fare ed accettava di buon grado qualsiasi svago gli venisse offerto.
Per il bene del denaro decisero quindi che Okita sarebbe servito come tramite
verso Gintoki che, probabilmente camuffato come un idiota, avrebbe dovuto
colpire il cuore del bel Hijikata mentre Kagura e Shinpachi sarebbero stati gli
abili reporter.
"Non voglio, così avrò ancora meno successo con le ragazze," si lamentò Gintoki.
"Allora posso farlo io? Posso essere io ghei?" si intromise Kagura, saltellando
sul sofà di casa Sakata.
Shinpachi, fece un respiro profondo. Molto profondo. Si stava davvero irritando.
"Sentitemi, ora," iniziò gelidamente. Gintoki e Kagura lo guardarono sorpresi.
"Io ho bisogno di quei soldi per il concerto di Otsu-chan e se non vi muovete
entro cinque secondi vi faccio diventare spiedini di polipo per Sadaharu."
Siccome Shinpachi sapeva diventare abbastanza pericoloso quando si trattava
della sua amata Otsu-chan e siccome Gintoki aveva intravisto la sagoma di
Catherine avvicinarsi alla porta; i due strambi compagni decisero che era meglio
far ciò che diceva Shinpachi e farlo subito.
Così, con un gran balzo, lo Yorozuya Gin-chan, enorme ed anormale cane bianco
compreso, se ne uscì dalla finestra per dirigersi verso lidi migliori. Anzi no,
per adempiere alla loro delicata missione.
*°*°*°*
Okita si voltò leggermente e diede un'occhiata al vistoso cespuglio dietro di sè.
Sapeva bene che dentro al cespuglio, Kagura, la sua rivale, e Shinpachi, il
quattrocchi, lo stavano seguendo con una macchina fotografica, pronti a cogliere
Hijikata sul fatto.
Al fatto poi, avrebbe dovuto pensarci lui.
"Oh, Hijikata-san, hai sempre quello sguardo truce, sei irritato perchè ti stai
perdendo la soap opera?"
"La sto registrando e sono irritato perchè ci sei tu e probabilmente mi stai
portando in un luogo sperduto in cui potrai tagliarmi in due senza pericolo di
essere arrestato."
Hijikata Toshiro era un bell'uomo. Alto, moro, con degli occhi leggermente
affilati e taglienti. Il suo problema erano i rifiuti femminili. Le ragazze lo
respingevano e non per il suo caratteraccio o per il suo vizio di fumare.. ma
per la sua passione per la mayonese.
Okita sbuffò e pensò quasi che sarebbe stato meglio recuperare quel vecchio
collare per cani e trascinarsi dietro Hijikata senza dover faticare tanto per
convincerlo.
"Hijikata-san, stai tranquillo. Questa ragazza è una mia amica, e quindi le
faccio un favore, tu non c'entri nulla."
"Dopotutto, chi può resistere al mio fascino," si vantò il vice-capitano, con
tono totalmente Out of Character.
I due arrivarono ben presto ad un piccolo ristorante di periferia. Le luci del
locale illuminavano la strada vuota, molto più dei lampioni. Dall'interno
proveniva un leggero vociare ed una musica bassa e tranquilla.
A suo modo, non sembrava affatto una trappola.
I due Shinsengumi entrarono. Il luogo non era molto ampio. A destra vi era un
bancone davanti ad una porticina da cui uscivano camerieri e cuochi, pieni di
piatti e bicchieri.
A sinistra vi era un breve corridoio che conduceva in due stanze piene di
piccoli tavolini rotondi.
"Ecco, quello è il tuo tavolo, lui arriverà tra poco," esclamò Okita.
"Lui chi?"
"Lui? Chi ha detto lui? Sei sordo, Hijikata-san, dovresti ritirarti. Stai
diventando troppo vecchio per lavorare nella Shinsengumi," tentò Okita,
spingendo il suo vice-comandante a sedersi al tavolino indicato.
In quel momento arrivò l'amica di Okita ed Hijikata quasi ingoiò la
propria sigaretta, per lo stupore.
"O-Okita! C'è un errore! Okita!" urlò Hijikata, voltandosi, ma il giovane
spadaccino era già scomparso e l'aveva lasciato solo.
Domani sarebbe stato un uomo morto.
A proposito di uomo. L'uomo ora seduto al tavolino con lui era maledettamente
familiare.
Aveva i capelli biondi e tirati in dietro con del gel, a quanto sembrava.
Indossa un abito elegante, nero con una camicia rossa cupa, senza cravatta. E
tutto l'insieme dava l'idea di un affascinante uomo d'affare dagli occhi verdi.
"Tu devi essere Hijikata," sorrise l'uomo.
E tu devi essere l'amica di Okita, avrebbe voluto rispondere lo Shinsengumi, ma
si limitò ad annuire irritato.
In che razza di situazione era finito.
Ah! Ora capiva! Probabilmente quell'uomo era un pezzo grosso che lavorava per il
governo. Okita voleva assolutamente che lui, Hijikata, lo trattasse male, lo
rifiutasse e quindi si facesse licenziare.
"Io sono Kintoki***, piacere," continuò l'altro, tendendo una mano allo
Shinsengumi.
Avrebbe dovuto essere educato, pensò Hijikata ricambiando la stretta.
Quando le loro mani si incontrarono, Kintoki, o per meglio dire Gintoki,
approfittò del contatto per trascinare l'altro verso di sè, avvicinando i loro
volti a soli pochi battiti di distanza.
"E' un vero piacere conoscerti," sussurrò Kintoki a voce esageratamente alta,
per coprire il rumore dei click della macchina fotografica di Shinpachi che,
nascosto dietro ad un vaso di petunie, compiva il suo dovere.
"Ci deve essere un errore," provò Hijikata, reprimendo l'impulso di estrarre la
spada e tagliare il naso a quello strano tizio.
Eppure.. così da vicino gli ricordava terribilmente qualcuno..
"Nessun errore, se non quello di non averti potuto incontrare prima."
Hijikata quasi arrossì. Più per l'imbarazzo che doveva provare l'altro nel dire
una simile frase così poco attuale che per un vero imbarazzo personale.
"E' molto gentile da parte sua ma.."
Kintoki si avvicinò ancora un poco, velocemente e baciò fugacemente lo
Shinsengumi.
Hijikata allargò gli occhi, sorpreso. Molto sorpreso.
I suoi successi in amore erano molto vaghi e deboli, era molto che non baciava
una donna e sicuramente non aveva mai baciato un uomo. E mai nessuno lo aveva
baciato così improvvisamente.
Le donne con cui era stato erano sempre intimorite dal suo grado militare o dal
suo aspetto severo, dalla sua riservatezza o dal suo caratteraccio; nessuna lo
aveva mai baciato su due piedi in modo così.. carino e , sì baciava dannatamente
bene quel biondo.
"Cosa ordinate?" esclamò una voce accanto a loro.
I due si staccarono velocemente.
Una giovane cameriera li stava osservando interessata. Anche lei era stranamente
familiare, pensò Hijikata, e dava una strana sensazione di deja vu. Era bassa e
carina, dall'aria un po' persa. Aveva i capelli rossi, legati in due codine ed
un paio di occhiali a rotella.
"Cosa volete mangiare? C'è solo ramen."
"Allora non dovresti chiederci cosa vogliamo," rispose annoiato, Kintoki. "Come
mai non è rimasto che quello?"
"Una delle cameriere aveva fame."
Vi un momento di imbarazzante silenzio in cui la sensazione di deja vu fu per
Hijikata davvero molto forte.
"Allora portaci del rame," decise infine Kintoki "con della mayonese."
La cameriera scarabocchiò qualcosa su un quadernino ma, più che scrivere,
sembrava stesse facendo un disegno, dopodichè se ne andò.
Hijikata guardò sorpreso l'altro uomo.
"Ti piace la mayonese?"
Kintoki scrollò le spalle e sorrise. "Piace a te, o no?"
"Come fai a saperlo?"
"Ehm ecco.. me l'ha detto Okita."
Hijikata però era troppo distratto per notare i balbettii dell'altro. Stava
pensando a tutte quelle ragazze che avevano tentato di fargli smettere di
fumare, di farlo sorridere di più e soprattutto di togliere la sua amata
mayonese da ogni pasto della giornata.
Avrebbe dovuto diventare ghei molto prima.
Aspettate, innanzitutto si scrive gay e non ghei (chissà perchè poi i suoi
pensieri procedevano come un testo scritto..), dopodichè, lui non era gay. Era
lì per errore e si sarebbe vendicato su Okita Sougo per questo.
"Allora, cosa fai nella vita?" domandò Kintoki, prendendo la mano dell'altra
sopra il tavolo.
Hijikata si irrigidì e fortunatamente non sentì i clickclick che riecheggiavano
nella stanza.
"Sono il vice-comandante degli Shinsengumi," rispose con orgoglio, nonostante la
sua voce uscisse più frettolosa del previsto.
"Mi piacciono gli uomini in divisa. Peccato che tu non la indossi ora, non mi
dispiacerebbe potertela sfilare."
Hijikata quasi si soffocò con la propria saliva e si mise a tossire
disperatamente.
"Tutto bene?" domandò Kintoki alzandosi e avvicinandosi all'altro.
"Abbiamo finito il ramen!" urlò la cameriera di prima, dopo averli raggiunti di
soppiatto, direttamente nell'orecchio di Kintoki.
Il povero uomo dalla tinta bionda sobbalzò miserevolmente.
"Il mio timpano! Stupida Kagura!"
Un misero click si fece strada nel silenzio che subito seguì questa misteriosa
affermazione.
Hijikata Toshiro si alzò in piedi.
"Kagura?" chiese gelidamente, portando la mano alla spada.
"Oh, Hijikata-kun, che coincidenza.. un demone deve essersi impossessato del mio
corpo," provò Gintoki, ormai smascherato, retrocedendo di qualche passo. "E'
terribile, non trovi?"
Hijikata estrasse la spada e la puntò alla gola dell'altro. "Come hai osato
prenderti gioco del vice-capitano degli Shinsengumi."
Gintoki gli sorrise debolmente. "Ecco, pensavo tu mi avessi già riconosciuto.."
"Dicevi delle frasi così assurde che non ti ho riconosciuto, stupido Freelancer!"
gli rispose Hijikata, arrossendo vistosamente.
"E' così che dicono i veri uomini," si lamentò Gintoki, dirigendosi lentamente
verso l'uscita.
Hijikata si accorse subito di quel misero tentativo di fuga ed alzò la spada per
tagliare l'altro a metà. Fortunatamente Gintoki non era stato chiamato il Demone
bianco per nulla e così riuscì ad evitare il colpo, mentre un povero tavolo
veniva fatto a pezzetti.
"Non scappare! Ti ordino di fare seppuku, subito!"
"Io non lavoro per gli Shinsengumi," replicò Gintoki, correndo fuori dal
ristorante mentre il vice-comandante lo inseguiva.
"Torna qui e muori da uomo!"
Fortunatamente Gintoki non era un uomo che amava seguire la legge e l'ordine.
Così continuò a correre per un bel pezzo, nella notte di Edo.
*°*°*°*
"Sei geloso di te stesso, Gin-san?"
"Shinichi.."
"Mi chiamo Shinpachi."
"Pensi che io sia più attraente per gli uomini?" domandò Gintoki, dubbioso. "Una
volta Kondo mi ha detto che non si sarebbe stupito se io avessi attratto più
uomini che donne."
"Mi dispiace, non ho sentito, seguo solo l'anime, non il manga,****" rispose
Shinpachi, sospirando.
Lo Yorozuya Gin-chan era riunito a casa Sakata.
Erano passati tre giorni dal disastroso appuntamento con Hijikata ed il trio era
riuscito persino a farsi pagare, dopo aver consegnato le foto incriminanti ad
una strana donna dai capelli neri e gli occhiali. Molto spaventosa.. l'aveva
definita Shinpachi.
Avevano consigliato tutte le foto tranne una.
Quella stessa foto si trovava ora in mano di Gintoki che, tra una pagina di JUMP
e l'altra, ogni tanto le dava una breve occhiata.
"E poi perchè dovrei essere geloso di me stesso?" domandò Gintoki, alzandosi a
sedere sul divanetto, avendo registrato solo ora la domanda del compagno di
lavoro.
"Bhè, perchè mentre eri Kintoki hai fatto colpo su Hijikata e l'hai persino
baciato, no? Kintoki piaceva ad Hijikata, questo è evidente, io l'ho notato
subito. Ma quando ha scoperto che tu eri Gintoki ha persino tentato di ucciderti
ed il sentimento prevalente era chiaramente l'odio."
Gintoki prese il suo adorato JUMP e lo lanciò vero Shinpachi, sperando di
colpirlo sulla giugulare. "Dovresti farmi star meglio non farmi notare stupide
relazioni fra fatti che non avevo nemmeno visto!"
Fortunatamente JUMP finì dolcemente per terra e Shinpachi fu salvo.
"Solo una cosa non ho capito. Perchè il titolo di questo capitolo è scritto in
quel modo assurdo?" domandò Kagura, mangiando un altro spiedino di pollo e
sedendosi accanto a Gintoki.
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* megane chara: personaggio tipico con gli occhiali :°D
** per la cronaca XD sarei io, ovviamente.
*** Riferimento a Kintama XDD che significa palle d'acciaio ed è una falsa
preview alla fine di un episodio di Gintama.
**** Kondo dice quella frase solo nel manga :°D
02. La festa dei fiori di ciliegio alias- perchè Hijikata e Gintoki erano insieme, di notte, vicino ad un distributore di bibite- alias la ricerca della macchina del tempo- alias perchè i titoli sono sempre così assurdi e lunghi?
La festa dei fiori di ciliegio era per gli
Shinsengumi una tradizione importante.
Ogni anno si trovavano al parco, sotto gli
alberi in fiore, in un luogo che mai nessuno osava
occupare perchè era il posto migliore e perchè era
notoriamente della Shinsengumi.
Soprattutto per questo, ed anche
ovviamente per altri motivi quali gelosia, rabbia,
niente caffè quella mattina, Okita che aveva tentato
di ucciderlo con un Death Note (e non scrivendoci
sopra come tutti i Raito normali, ma lanciandoglielo
addosso), si diceva.. soprattutto per questo quella
mattina Hijikata si arrabbiò davvero molto quando
vide che lo Yorozuya e quella ragazza di nome Tae
avevano occupato il loro posto.
Kondo aveva optato per rimanere tutti assieme,
logico, era innamorato di Tae, ma lui, lui Hijikata
Toshiro, non poteva permettere un simile affronto.
Ed in più il solo vedere la faccia di Gintoki lo
faceva enormemente irritare.
"Sfidiamoci a sasso-carta-forbice!***" aveva
proposto Shinpachi* con un'aria molto combattiva.
Tutti avevano accettato, dopotutto cosa c'era di
meglio che passare un pomeriggio a bisticciare con
le persone più assurde di questo pianeta?
Chi vince? Si prende il posto! Certo... se avesse
vinto lo Yorozuya si sarebbe preso la meravigliosa
salsiccia degli Shinsensgumi. Ok, detto così può
essere molto fraintendibile.
Il primo round era un Tae vs Kondo e finì come
doveva finire, con un povero Kondo steso a terra,
incosciente e sanguinante.
Nemmeno il tempo di chiamare il 118 che Okita e
Kagura si lanciarono l'uno contro l'altra anche se
la loro lotta non aveva nulla del
sasso-carta-forbice. Qualcuno si sarebbe dovuto
premurare di spiegar loro le regole.
"Wa, odio questa stupida gara," brontolò Gintoki,
seduto accanto a lui.
"Ed io odio te, allora? Questo cambia qualcosa? No,
quindi sta' zitto."
Gintoki non rispose ma gli porse una bottiglia di
sake.
In effetti ubriacarsi non sarebbe stata una cattiva
idea. Sì, Hijikata, ubriacati e dimentica le tue
sofferenze come un vero uomo angst!
Il capo dello Yorozuya riempì due bicchieri e ne
porse uno ad Hijikata.
"Ha, il tuo Okita non riuscirà mai a battere la mia
Kagura. Viene dal clan Yato, sai sai?"
"Okita è il più grande sadico di questo pianeta!" si
infervorò Hijikata, come sempre quando si toccava
l'orgoglio degli Shinsengumi, e buttò giù tutto d'un
fiato il bicchiere di alcool.
Gintoki fece lo stesso ma una gocciolina di sake
sfuggì al controllo delle sue labbra e scivolò
allegra sulla guancia, sul mento, trotterellò per il
collo, sensualmente piegato all'indietro. E mentre
quell'anonima goccia faceva tutto questo, Hijikata
dovette mordersi le labbra e infilarsi le dita nel
palmo della mano per impedirsi di fare qualcosa di
incosciente come leccare via quella goccia
colpevole.
Oh divinità delle idiozie, si sembrava da solo il
vecchio professore pervertito di un manga yaoi di
bassa fattura. Ed la cosa buffa era che lui e
Gintoki avevano la stessa età.
"Allora! Un altro," urlò quasi, per impedirsi di
pensare a ciò che aveva appena visto. Gintoki versò
ancora da bere e loro ancora bevvero.
Avrebbero continuato così per un bel po' se
improvvisamente Shinpachi non li avesse richiamati
all'ordine.
"E' il vostro turno! Smettetela di comportarvi come
vecchi disoccupati pelati!" E nessuno mai seppe il
perchè di quel commento.
I due si alzarono a fatica e ondeggiarono
leggermente. "Ti posso battere quando voglio,"
sussurrò Gintoki all'altro e poi si rivolse al suo
compagno di squadra "Vero Shinichi, che lo posso
battere quando voglio?"
"E' Shinpachi! Shinpachi Shinpachi Shinpachi! Non
Shinji, non Shinichi e nemmeno Jimmy!"
Hijikata però non rimase ad ascoltare il battibecco
dei due amici e si lanciò in un entusiasmante
sasso-carta-forbice con quello che doveva essere
Gintoki. Forse era lui. Forse aveva bevuto un po'
troppo. E perchè ora Gintoki faceva sempre sasso
sasso sasso?
In realtà il povero Hijikata era davvero troppo
ubriaco e non stava affatto giocando a
sasso-carta-forbice con Gintoki, bensì con Sadaharu,
il meraviglioso ed assurdamente grande cane di
Kagura. Sadaharu purtroppo poteva solo usare la
mossa del sasso a causa dell'evoluzione darwiniana,
infatti l'animale si era evoluto senza sviluppare il
pollice opponibile o un'agilità delle dita che gli
avrebbe permesso di muoverle a formare le figure di
una forbice e di una carta.
Ma senza dilungarci troppo in chiacchere passiamo al
nostro amato protagonista che, anche lui sotto
l'effetto dei fumi dell'alcol, saltando direttamente
la fase del sasso-carta-forbice tagliuzzava
impunemente un povero albero con la spada che
Yamazaki, da vero incosciente, gli aveva prestato.
Shinpachi, inizialmente troppo sconvolto per fare
qualcosa, stava per intervenire quando una potente
esplosione immobilizzò tutti i presenti e fece loro
alzare la testa, verso ovest.
Un'altra esplosione seguì la prima e dal denso fumo
uscì un enorme robot che avanzava minacciosamente
verso di loro.
Kagura saltellò allegramente ed indicò la macchina.
"Guardate è un gundam! Scommetto che dentro c'è
Heero Yuy, Heero Yuy!" **
Shinpachi la prese per un braccio e la tirò
indietro, con sè, prima che un enorme masso spostato
dalle esplosioni la schiacciasse completamente.
"Hahahaha," rise una voce metallica attraverso
l'altoparlante del gundam.
"E' Zura!" lo riconobbe subito Gintoki che si
affiancò al resto dello Yorozuya.
"Non mi chiamo Zura. Mi chiamo Katsura!" rispose la
voce dall'interno, seguita dall'inconfondibile ed
assurdo 'squik' del suo animaletto Elizabeth.
Il gundam alzò il braccio destro e sparò verso il
luogo in cui si trovava Kondo. Fortunatamente
Yamazaki ed altri due Shinsengumi riuscirono a
trarlo in salvo prima che il loro incosciente (in
ambedue i sensi) capitano venisse polverizzato
dall'esplosione.
Katsura ricaricò velocemente il missile del braccio
del robot. Finalmente aveva l'occasione di eliminare
gli Shinsengumi.
Ah, ecco Hijikata, il viceo comandante che gli si
parava davanti con una semplice katana. Che cosa
pensava di fare?
E quello che davvero Hijikata pensava di fare era
distruggere il criminale Katsura una volta per
tutte. Con una Katana? Bhè, dopotutto lui era il
vice comandante degli Shinsengumi, ci poteva
riuscire.
Probabilmente ce l'avrebbe anche fatta se
improvvisamente l'alcool che aveva precedentemente
bevuto non avesse iniziato a girovagargli impazzito
per lo stomaco.
"Non ora.." mormorò Hijikata, sentendo la testa che
iniziava a girargli violentemente ed una forte
nausea. Si piegò a terra e la katana gli scivolò
dalla mano.
In quel momento l'enorme robot sollevò il braccio
per colpirlo e l'avrebbe fatto, ma fortunatamente
Gintoki non era semplicemente un freelancer senza
coscienza, aveva degli scrupoli e dei sentimenti
anche lui, per quanto potesse risultare strambo.
"G-Gintoki.." rantolò Hijikata. D'accordo, non era
la cosa più romantica essere salvati dal samurai che
ti ha preso in giro fingendosi un tuo spasimante
mentre si vomita come degli idioti, ma sicuramente
la sua vita ora era salva.
"Ah, Hijikata, mi sento un po' in colpa," gli
rispose Gintoki, " deve essere perchè ti ho riempito
io il bicchiere e tu tieni l'alcool molto peggio di
me."
La voce metallica di Katsura uscì rombante dal
robot: "Spostati Gintoki, è una faccenda fra gli
Joui ed i cani degli Amanto!"
"Katsura, fatti sotto!" esclamò Gintoki preparandosi
ad uno scontro all'ultimo sangue di
sasso-carta-forbice.
E per qualche motivo Katusra, che poteva sbriciolare
l'intero pianeta premendo solo un piccolo bottone,
si fece trasportare dalla foga del momento e quindi
eccolo mentre tentava di fermare Gintoki perchè con
le grosse dita il robot non riusciva a prendere
l'elmetto giallo da indossare.
Gintoki però, implacabile, non lo aspettò ed avendo
nettamente vinto, si limitò a colpire l'enorme robot
con la sua katana ed a tagliarlo completamente a
metà. Katsura, ELizabeth ed il suo robot saltarono
letteralmente in aria e finirono scagliati nel cielo
azzurro.
Fu così che arrivò il felice pomeriggio della festa
dei fiori di ciliegio e, viste messe da parte le
ostilità, come solitamente si fa davanti ad un
nemico comune, gli Shinsengumi e lo Yorozuya
decisero di dividere il luogo tanto voluto da
entrambi e stesero asciugamani, presero cestini e
sakè.
Shinpachi riuscì a mangiare finalmente un delizioso
pranzo non cucinato dalla sorella, la quale era
troppo occupata a tentare di uccidere, soffocandolo
in un cestino, il povero Kondo.
Kagura e Okita invece si limitarono a sfidarsi con
occhiate silenziose, misteriose ed improbabili arti
marziali e la racchetta di badminton del povero
Yamazaki.
"Alla fine, siamo i più normali," commentò Hijikata,
seduto esattamente alle spalle di Gintoki e
nonostante i due non si stavano nemmeno guardando
negli occhi, sapevano che stavano bevendo insieme e
Gintoki sapeva che Hijikata stava parlando con lui.
"Forse," rispose il capo dello Yorozuya alzando il
bicchierino di sakè in aria ed Hijikata fece lo
stesso.
I fiori di ciliegio cadevano dolcemente nell'aria e
Gintoki pensò davvero che in momenti simili si
potesse essere davvero felici. Nonostante il
passato.
Parlando di nonostante, nonostante tutti questi bei
pensieri Gintoki ed Hijikata continuarono a bere per
tutto il restante del giorno e ben si sanno gli
effetti dell'alcool, così quando Gintoki si alzò per
andare disperatamente a cercare un bagno, Hijikata
lo seguì ed i due finirono barcollanti per la
strada.
Come vuole la fortuna, o una qualsiasi yaoi fan
girl, il bagno più vicino era quello della dimora di
Gintoki, allo Yorozuya.
La testa di Gintoki stava pulsando violentemente.
Molto violentemente.
"Ahh," mormorò aprendo piano gli occhi e notando con
gioia che non vi era nessuna luce accesa pronta a
ferirli, "mai più alcool, ho chiuso con il bere,"
aggiunse, la voce resa un po' roca e secca.
Si stiracchiò le braccia intirizzite e si alzò a
sedere.
Uh, d'accordo, di solito non andava a dormire nudo..
quindi se ora non aveva vestiti addosso era perchè
era successo qualcosa..
"Oh no! Un ladro!" esclamò Gintoki. Sì, era
sicuramente così, un ladro era entrato di notte
mentre lui era troppo ubriaco per accorgersene e gli
aveva rubato tutti i vestiti. Certo, certo.
Ma gli bastò poco per alzare lo sguardo sul
pavimento e notare i suoi pantaloni, gli stivali e
la sua katana di legno. Si guardò brevemente attorno
e vide anche il resto dei suoi indumenti e...
stranamente vi erano degli abiti in più.
Non si ricordava di aver mai indossato quella giacca
dall'aspetto militare. Dopotutto era scura ed i
colori scuri lo facevano sembrare più pallido.
Gintoki non metteva mai abiti scuri. E cosa traeva
la logica da queste tre meravigliose delucidazioni?
Gintoki si voltò lentamente verso l'unico punto
della stanza in cui non aveva guardato. Accanto a
sè. Nel futon, con sè.
E proprio lì vi era Hijikata, addormentato ed
indifeso, ignaro di quello che accadeva nella mente
terrorizzata di Gintoki.
E rimase ignaro ed addormentato anche al grido
disperato del povero Gin-san.
Gintoki aveva capito subito cosa era accaduto! Era
così ovvio! Lui ed Hijikata nudi nel letto, di notte
(a proposito.. Kagura e Shinpachi dovevano essere
già a casa), insieme. Non vi erano dubbi e siccome
Gintoki non sentiva dolore da alcuna parte, tempie
escluse, significava che lui.. a Hijikata.. lui
aveva..
Un altro grido irruppe nella notte e Gintoki si alzò
velocemente si rivestì, dopodichè prese
l'addormentato Hijikata e tentò di vestirlo come
poteva, senza toccarlo troppo o guardare troppo
quello che non doveva, benchè la sua mente gli
ricordasse che ormai era troppo tardi per pensare a
simili pudicizie.
Dopo che i due furono vestiti Gintoki si caricò
Hijikata in spalla ed uscì dalla casa.
"U-u-una macchina del-del t-tempo, mi s-serve una
macchina del t-t-tempo! Mi basterà tornare indietro
e far finta che non sia successo nulla!"
Ma quando, dopo aver provato ad entrare, come al
solito, nel distributore di bibite, non accadde
nulla, si limitò a fuggire fino al quartiere degli
Shinsengumi.
Anche lì tutto era buio ed addormentato, quasi
quanto lo era Hijikata stesso.
"D'accordo Hijikata, ci sono cose che un uomo deve
fare. Spero che tu mi capisca, quindi, so che qui
sarai felice," esclamò Gintoki appoggiando il vice
comandante degli Shinsengumi davanti al cancello
dell'edificio ed infilandogli una sigaretta in
bocca.
"Oddio, mi sento come uno di quei padroni crudeli
che abbandonano i cani!" si disperò il povero
Gin-san, fuggendo dal luogo del misfatto.
Rantolò fino a casa e si lasciò cadere sul suo
divano, sospirando.
Dov'era quella sua ipotetica ed autonominata
Aya-chan quando serviva? Se solo ci fosse stata
anche lei, allora avrebbe potuto fermarli..
Hijikata era così bello e la sua pelle era così
ruvida e calda.
E dannazione lui non si ricordava nulla di quello
che era successo!
"Gin-chan, Gin-chan.." lo chiamò Kagura, qualche ora
dopo, irritata. Gintoki non aveva fatto altro che
rimanere sdraiato su quel divano a pensare tutto
quel tempo. E pensare non era una cosa divertente.
"Gin-san, smettila di compiangerti addosso, si può
sapere che ti prende?" si unì Shinpachi, iniziando a
scrollare violentemente il suo datore di lavoro.
Kagura prese dell'alga essiccata ed iniziò a
sgranocchiarla, pensierosa: "Deve essere per
Hijikata.. è perchè vi siete addormentati prima di
combinare qualcosa?"
In quel momento Gintoki si sollevò di scatto dal
piccolo di vano e lentamente si voltò verso
l'aliena.
"Capisco che tu possa sentire messa in dubbio la tua
virilità visto che non sei riuscito a fare nulla
benchè foste entrambi nello stesso letto e soli, ma
non è una cosa così grande. Ricordati che il cuore
di una fanciulla si rafforza solo con le delusioni!"
provò Kagura.
Gintoki sembrò riprendere un po' di colore ed un po'
di personalità. "Non sono una fanciulla! E poi qui
l'unica cosa che viene messa in discussione è la mia
eterosessualità!"
Giusto, la sua eterosessualità. Un attimo fa era
stato disperatamente depresso perchè era stato con
Hijikata.. o forse era perchè vi era stato ma non si
ricordava nulla di quello che avevano fatto? E
perchè proprio ora si sentiva così dannatamente
infelice? Avrebbe dovuto essere allegro! Euforico!
"Oh no sto impazzendo!" esclamò Gintoki, alzandosi
di scatto.
Shinpachi prese un sorso dal suo tè e sospirò.
"Gin-chan, lo sai che Ketsuno Ana si sta sposando?"
"Kagura non è il momento per simili sciocchezze! Non
riesco a capire se sono felice o no di non essere
andato a letto con quello Shinsengumi" appena questa
frase uscì dalla sua bocca il trio ammutolì.
Kagura urlò terrorizzata e Shinpachi fece cadere il
tè, sconvolto, mentre Gintoki si lanciò contro il
muro ed iniziò disperatamente a battervi contro la
testa.
Ketsuno Ana, la più bella annunciatrice del meteo,
la meravigliosa conduttrice di cui lui era
innamorato e dalla quale era così ossessionato! E
l'aveva definita sciocchezza.. c'era davvero
qualcosa che non andava.
"C'è solo una cosa che non ho capito.. perchè questo
capitolo è così corto ed ha un titolo così
maledettamente lungo?" si domandò Kagura, tornando
improvvisamente seria, in modo alquanto inquietante,
ed iniziando a sgranocchiare un grissino trovato
sotto i cuscini del divano.
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*** Il gioco consiste nel fare sasso-carta-forbice,
dopodichè le due parti indossano un elmetto e la
parte vincente colpisce l'altro sulla testa.
*Non mi ricordo chi era a chiederlo XDDD
** Heero Yuy XQ__ di Gunda,m Wing X3
Noticina di fine capitolo: Non so i dialoghi dell'OVA
quindi li ho inventati io XD e l'OVA lo ricordavo
poco quindi a volte ho improvvisato XP